Riassunto per atti, Menecmi

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PERSONAGGI

  • Spazzola, parassita di Menecmo
  • Menecmo I (fratello gemello di Menecmo II)
  • Menecmo II (Sosicle) 
  • Erozia, cortigiana amante di Menecmo I
  • Cilindro, cuoco d’Erozia
  • Messenione, servo di Menecmo II
  • Un’ancella d’Erozia
  • La moglie di Menecmo I
  • Il suocero di Menecmo I
  • Un medico
  • Aguzzini

Argomento

Il racconto tratta delle vicende di due fratelli gemelli.  Un mercante di Siracusa aveva due figli gemelli. Un giorno porta uno con sé a Taranto e l’altro a casa con la madre. A Taranto perde il figlio in mezzo alla folla e per il dolore muore. Il figlio (7 anni al tempo) viene trovato e adottato da un mercante di Epidamno. Il nonno, venuto a sapere dell’accaduto, diede al gemello superstite il nome di quello perduto, cioè Menecmo (stesso nome del nonno). Il gemello perduto si trasferisce ad Epidamno e cresciuto riceve una ricca moglie. Un giorno il mercante morì affogato da un fiume in piena e il figlio adottivo ricevette l’eredità. Così Menecmo I vive ad Epidamno (dove si svolge la commedia), mentre Menecmo II va in cerca del gemello smarrito. 

Nelle sue ricerche arriva ad Epidamno. Tutti scambiano il forestiero per Menecmo loro concittadino. Alla fine, i fratelli si riconoscono.

ATTO I

Il primo atto inizia raccontando chi è Spazzola. Servo di Menecmo I, viene rappresentato come un personaggio molto ghiotto che pensa solo al cibo. Infatti, adora che il padrone lo vizi facendolo ingrassare. 

Il padrone litiga con la moglie. Questo litigio è scaturito dal fatto che la moglie gli pone troppe domande riguardo i luoghi a cui si reca e riguardo le faccende che svolge in quei luoghi. Il marito, adirato, minaccia la moglie di ripudiarla e le ruba la sua sopravveste.

Incontra Spazzola che si mostra disposto a tutto per aiutare e complimentarsi con il padrone (purché si mangi qualcosa). Assieme vanno a casa di Erozia, amante di Menecmo I, per proporgli di preparare un pranzo e da bere per loro tre mentre lui e il suo schiavo sarebbero andati al foro. In cambio Menecmo I regala all’amante la sopravveste (costosa) della moglie oltre che complimenti. Erozia chiamerà il suo cuoco, Cilindro, per organizzare e preparare il pranzo.

ATTO II

L’atto si concentra su Menecmo II ed il suo servo Messenione. Arrivano a Epidamno per cercare notizie su suo fratello, anche se Messenione inizialmente si oppone presumendo che dopo sei anni di ricerca sia morto. Inoltre, descrive la città spiegando che si chiama in questo modo perché è difficile che qualcuno non subisca un danno sostenendo che si trovano persone gaudenti (ricercatori di piaceri), ubriachi, truffatori e cortigiane seducenti. Menecmo II non si spaventa e continua con la sua ricerca affermando che non si sarebbe fermato fino a che qualcuno non costatasse la sua morte. 

Durante il cammino incontrano Cilindro che si rivolge a Menecmo II scambiandolo per il fratello. Inizia una conversazione nella quale Cilindro sa il suo nome e parla di lui come se lo conoscesse mentre Menecmo II assieme a Messenione crede che sia un pazzo. In questo dialogo Menecmo II riesce a scoprire che dovrebbe avere una moglie, una casa ed un pranzo con una cortigiana, sua presunta amante. Si dirige verso la casa della cortigiana sotto esortazione di Cilindro e messo in allerta da Messenione (suo servo).

Erozia accoglie Menecmo II che anche in questo caso mostra molta diffidenza davanti alla cortigiana dato che non la conosce. Quest’ultima gli chiede di entrare dentro casa a desinare, però davanti alle domande di Messenione che cerca di difendere il padrone e Menecmo II che continua a negare la sua conoscenza la donna rivela le generalità di Menecmo I che sono le medesime di Menecmo II. A quel punto stupito decide di fingersi, senza saperlo, suo fratello gemello e accetta la proposta fatta da Erozia, cioè quella di portare la sopravveste dal ricamatore, per ottenere denaro dalla vendita della sopravveste.

ATTO III

L’atto inizia con Spazzola che viene piantato in asso da Menecmo I durante un’assemblea nel foro. Adirato, pensa sia andato a desinare dalla sua amante. Arrivato presso la casa vede Menecmo II (lo scambia ovviamente per il I) che esce di casa. Gli va incontro e gli chiede il motivo della sua scorrettezza. Menecmo II non comprende di cosa stia parlando e cerca di mandarlo via non riconoscendolo, minacciandolo ed insultandolo. Spazzola si spazientisce e decide di riferire tutte le malefatte di Menecmo I alla moglie, anche se il II continua a non capire.

Arriva un’ancella di Erozia che propone a Menecmo II di portare il braccialetto (rubato da Menecmo I alla moglie e regalato all’amante) della padrona dall’orefice, lui accetta. Le sue vere intenzioni sono quelle di vendere sia la sopravveste che il braccialetto e fuggire con il suo servo dalla città.

ATTO IV

In questo atto Spazzola riferisce il tradimento alla moglie di Menecmo I. Durante le ricerche trovano la corona di fiori lasciata da Menecmo II per depistarli, ma in questo modo troveranno Menecmo I. Quest’ultimo era stato tutto il tempo a difendere un cliente nel foro. Arrivati, la moglie accusa Menecmo I che fa finta di essere all’oscuro del tradimento. Alla fine della discussione Menecmo I rivela che ha prestato la sopravveste ad Erozia e non regalata (non è vero). Allora la moglie lo bandisce dalla loro casa finché non gli avrà riportato la sopravveste. Spazzola vendendo che le cose si stavano mettendo male, taglia i contatti dalla famiglia e si rifugia nel foro.

Menecmo I allora decide di andare a supplicare Erozia di restituirgli la sopravveste, così lui sistemerà la faccenda con la moglie e lei riceverà una nuova sopravveste. Arrivato a casa di Erozia e fattasi la richiesta, Menecmo I scopre che Erozia non ha più né il braccialetto né la sopravveste, poiché lui doveva portare il primo dall’orefice e il secondo a ricamare. Erozia si sente tradita per la mancata consegna e caccia di casa Menecmo I che non capisce come la cosa sia possibile. Non sapendo che fare decide di andare a consultarsi con i suoi amici. 

ATTO V

L’atto inizia con l’incontro tra la moglie di Menecmo I e Menecmo II. La moglie vedendolo la sopravveste tra le sue mani pensa che sia venuto per restituirgliela e gli va incontro.

Menecmo II, però non conosce la moglie di Menecmo I. Quindi inizia una conversazione tra i due dove la moglie gli parla come se fosse Menecmo I e lui come se stesse parlando con una sconosciuta che rivendica la sopravveste. Le discussioni continuano finché la moglie adirata della sua insolenza decide di far venire suo padre (il suocero di Menecmo I). La figlia lo chiama in disparte e gli rivela le malefatte di Menecmo I (attribuite al secondo). Il padre difende inizialmente il marito rimproverando la figlia di essere troppo ficcanaso nei suoi confronti e che non dovrebbe arrabbiarsi dato che gli fornisce schiavi, una casa, gioielli e agiatezza. Quando il suocero viene a sapere che Menecmo I aveva rubato delle cose alla figlia cambia atteggiamento e va ad interrogarlo. Quest’ultimo scansa le accuse dei due, continuando a porre domande. Allora iniziano a prenderlo per un pazzo. Menecmo II stufo delle accuse a lui attribuite si finge pazzo per uscire da quella situazione. Riferisce loro una finta conversazione con Apollo nella quale il Dio dà l’ordine di uccidere in modo atroce la moglie e il suocero. Il suocero di Menecmo I allora dice alla moglie di Menecmo I di chiamare dei servi per catturarlo. La moglie per la paura si rifugia dentro la casa e il suocero va a chiamare un medico. Restato solo decide di incamminarsi verso il porto per trovare Messenione. 

Ritorna il suocero con il medico ma trovano Menecmo I. Il dottore farà delle domande a Menecmo I che lui cercherà di scansare e si infurierà con il suocero per aver detto il falso su di lui accusandolo del falso. Allora il medico constata che Menecmo I è pazzo e visto che si rifiuta di venire a casa sua per 20 giorni a bere elleboro (un liquido curativo) chiede al suocero di far arrivare quattro aguzzini che lo portino da lui.

Arriva Messenione che pensa tra sé di essere il servo perfetto e che il padrone lo renderà libero e non lo castigherà poiché ha eseguito i suoi ordini: ha sistemato i bagagli ed i servi nell’albergo. 

Arrivano anche i quattro aguzzini che vedendo Menecmo I cercano di catturarlo. Menecmo I si dimena e chiede ai cittadini di liberarlo poiché innocente. Messenione vede quello che sta accadendo e scambiandolo per il padrone accorre ad aiutarlo picchiando e scacciando gli aguzzini. Menecmo I è grato allo sconosciuto che fa intendere di essere il suo padrone, anche se non lo è. Quest’ultimo chiede di essere liberato per avergli salvato la vita. Menecmo I, anche se non lo conosce, acconsente a liberarlo. A quel punto va a portargli i bagagli e la borsa con il denaro dall’albergo. Menecmo I nel mentre va nella casa di Erozia perché possa convincerla a restituirgli la sopravveste (anche se lei non ce l’ha!). 

Successivamente Menecmo II e Messenione si incontrano nella via del porto. Messenione riferisce a Menecmo che è in cerca dei bagagli e del denaro. Menecmo II gli chiede il motivo di ciò, allora Messenione si racconta le vicende accadute con Menecmo I. Ovviamente il II smentisce tutto e afferma che non l’ha mai liberato. 

Menecmo I esce dalla casa di Erozia smentendo tutte le accuse fattasi sul braccialetto e la sopravveste. Messenione e Menecmo II lo vedono in lontananza e rimangono stupiti dal fatto che sia identico a Menecjkkkmo II. Messenione chiede le generalità all’uomo che si rivelano le stesse di quelle di Menecmo II (persino il nome). Allora sorge un equivoco: Messenione pensa che il suo padrone sia Menecmo I (poiché fece finta di riconoscerlo quando gli fu salvata la vita), ma poi si renderà conto che molto probabilmente è il fratello gemello del suo padrone, allora non riconoscendo in quel momento il suo padrone e volendolo chiamare in disparte, fa una domanda a tutti e due per riconoscerlo (chi è salpato con me?) e gli rivela la sua idea: fare delle domande ad entrambi per capire se sono veramente fratelli gemelli (si scoprirà che il vero nome di Menecmo II è Soscile, dato dal nonno alla scomparsa del fratello e quest’ultimo si ricordava di essersi perso a Taranto quando aveva sette anni). Questo metodo si rivela un successo: i due fratelli si riconoscono e si abbracciano. Menecmo I decide di vendere tutti i suoi beni per ritornare a Siracusa con il fratello gemello e quest’ultimo decide di liberare Messenione che si propone il banditore per la vendita di tutti i beni di Menecmo I assieme a sua moglie.